Mufloni in Val di Sole?


Certamente. I mufloni sono da tempo presenti in val di Sole. Da molti anni li osservo e fotografo sui versanti del Monte Boai, quando in inverno e in primavera scendono a valle in prossimità dei paesi. Bellissimi ungulati, soprattutto i maschi con le loro enormi corna ricurve. Ma cosa fanno nella nostra valle questi animali estranei alla fauna locale? Sono turisti provenienti  dalla Sardegna, loro zona d’origine fin dal neolitico? No. Semplicemente sono stati immessi  per scopi venatori. Per il diletto dei cacciatori. Per l’emozione di una fucilata andata a segno. Per esibire un magnifico trofeo.



Pratica pericolosa quella di alterare la situazione faunistica con specie alloctone. Pratica che spesso ha provocato danni incalcolabili: basti pensare alla abnorme diffusione del cinghiale o delle nutrie (specie questa diffusasi per motivi accidentali e non venatori…). Si pensi alle specie ittiche alloctone che tendono a sostituire quelle autoctone. Si pensi al dibattito sulla presenza dello scoiattolo grigio nordamericano...



Non ho alcun titolo per valutare ma penso che probabilmente il muflone, pur essendo specie estremamente rustica, possa entrare in concorrenza alimentare con altri ungulati diminuendone la  presenza. In effetti ho osservato che il numero dei caprioli nelle zone occupate dal muflone è di molto calato. La presenza del muflone potrebbe forse essere una delle cause del decremento dei caprioli sulle Pendege. Se ciò corrispondesse al vero la popolazione del muflone andrebbe ben gestita e tenuta sotto controllo.



Anche se l'insediamento del muflone nella valle non sembra aver creato finora grossi problemi è mia opinione, di profano, che la biodiversità vada conservata e non inquinata con presenze di animali estranei ai nostri ambienti. Mi piacerebbe che venissero immesse solo quelle specie che, ora estinte, erano, un tempo, comuni sulle nostre montagne (come si sta facendo con lo stambecco in val di Peio). E poi un mio sogno: il ritorno dei predatori come la lince e con essi il ritorno ad una naturale e “vera” selezione sulle popolazioni di ungulati. Un riavvicinamento ad un equilibrio ecologico governato il più possibile dalla natura e non dall'uomo.



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